.

clubtiberino
FARE POLITICA IN FORZA ITALIA


Diario


18 luglio 2007

Negazionismo o libertà di pensiero? Esempi di cattivo giornalismo.

Versione 1.3
(testo in progress, creato in Blogger, dove viene sviluppato)

Ho perfettamente delineato nella mente l’impianto di questo articolo o “post” secondo la terminologia informatica, ma d’ora in poi dirò sempre articolo anziché post. Occorrono però tempi tecnici non brevi. Annuncio al mio lettore di cosa si tratta e deciderà poi lui se vorrà ritornare su questo articolo, basandosi sulla numerazione progressiva della versione per valutarne gli sviluppi. A seguito del trasferimento a Roma del Master Mattei sono già usciti due articolacci, l’uno su “La Stampa” e l’altro su “l’Unità”. Evidentemente gli ideatori del complotto della Memoria Assassinata si saranno detti: ma come? Abbiamo vinto a Teramo, facendogli chiudere il Master presso quell’università di provincia, poco più di un villaggio e mo’ questi si trasferiscono nella Capitale? E che vittoria sarebbe mai la nostra, se questo è stato il risultato agognato? Si spiega così il “livore”, la faziosità, la malafede che anima i redattori delle notizie diffuse a mezzo stampa. Quanto all’Università di Teramo, che non ha saputo difendere le libertà accademiche, credo che il prossimo passo potrebbe ben essere la chiusura della stessa università. Personalmente, pensavo con un certo fastidio dover andare da Roma a Teramo per qualche lezione per la quale mi ero impegnato, per pura solidarietà. In Roma non ho problemi di sorta: posso fare un intero corso di filosofia del diritto! Insomma, più avanti analizzerò i due articoli sopra citati, con il corredo di lettere al giornale, pubblicate o meno. Farò vedere toccando con mano due esempi tipici di cattivo giornalismo, starei per dire di giornalismo “spazzatura”, ma mi sto sforzando di imitare il linguaggio dei diplomatici e dei gesuiti, che sanno dire quel che vogliono dire senza ricorrere ad espressioni forti, che poi chiamano altre espressioni forti per scendere sempre più di tono e livello. A mia difesa e discolpa posso dire che i miei toni forti sono sempre una legittima difesa davanti a toni più forti, da cui direttamente o indirettamente mi sento colpito. La polemica giornalistica è ancora in atto e non escludo che possano uscire altri articoli. Questo spazio sarà destinato ad essere il contenitore unico della Rassegna Stampa del nuovo Istituto di studi mediorentali, appena fondato in Roma: è ufficiale. Per me questa avventura sarà un’occasione per progredire nei miei studi di Geopolitica, per la quale ho costituito un apposito blog. Avverto che questo mio articolo è una mia decisione personale in quanto personalmente chiamato in causa nei due articoli. Lo IEMASVO, acronimo del nuovo Istituto di studi meodiorientali e geopolitici, non ha deciso nulla al riguardo ed è piuttosto orientato ad ignorare i due pessimi articoli, il cui scopo è chiaramente la diffamazione. Al momento lo IEMASVO ha cose più importanti cui badare. Poi si vedrà. Tutta la parte in corsivo è il mio commento, la parte in tondo è rassegna stampa.


Sommario: 1. In casa Moffa. – 2.L’articolo di Marco Ventura: fischi per fiaschi. –

1.
In casa Moffa

Non sapevo nulla di Claudio Moffa e delle sue iniziative teramane fino a quando grazie a Brunello Mantelli non ho appreso di un “Crociata” per fargli smettere e chiudere il suo Master ed addirittura, secondo gli auspici di un noto esponente della comunità ebraica, di privarlo dell’insegnamento, più o meno come succedeva a parti rovesciate verso gli ebrei durante il fascismo. Anziché incutermi timore la “crociata” mi ha invece indotto a manifestare la mia solidarietà alle vittime dell’altrui intolleranza ammantata di una pretesa superiorità intellettuale e morale e che in effetti gode di una rete fittissima ed impressionante di protezione, che non hanno scrupoli ad usare tutti i mezzi di pressione di cui dispongono. Nel nostro Bel Paese è costume attaccarsi al carro del vincitore, cioè mettersi sempre dalla parte di chi si ritiene essere il più forte. Nella mia “singolarità” ho sempre valutato la causa “giusta” anzichè la causa “forte” e sempre mi sono schierato dalla parte dei deboli e delle vittime anziché dalla parte di quelli che a me appaiono prepotenti. La conoscenza telefonica con Moffa, che abita in Roma, ha quindi prodotto un invito a casa sua, in zona decentrata. Ho accettato l’invito ed ho così conosciuto Claudio Moffa e tutte le altre persone che lui aveva invitato. Tra gli altri, venuto sul tardi, vi era anche Marco Ventura, di cui pensavo all’inizio fosse un ospite ed amico di Moffa, che in seguito ha ammesso essere stata una sua sciocchezza aver invitato il giornalista, che poi ha riportato in termini diametralmente opposti il senso di tutta la riunione. Ma ecco l’articolo apparso su la Stampa dell’11 luglio 2007 a firma di Marco Ventura, ahimé per giunta nipote di un mio stimato Collega.

2.
L’articolo di Marco Ventura: fischi per fiaschi

Esce con la foto di un campo di concentramento quasi più grande dell’articolo stesso un testo che reca la seguente titolazione, sottotitolazione, didascalie: «Così lontani, così vicini», con il quale evidentemente si allude al fatto che persone dalle più distanti opzioni e posizioni politiche si trovano però d’accordo sui principi sanciti dalla costizione all’art. 21 (libertà di pensiero) e 33 (libertà di ricerca ed insegnamento). Per una normale persona con una testa normale sarebbe un fatto positivo il riconoscimento di comuni valori costituzioni, pur nella diversità delle opinioni e come si diceva un tempo “appartenenze” politiche. Forse Marco Ventura ed i suoi amici hanno nostalgia degli “anni di piombo” degli anni Settanta o della guerra civile degli anni Quaranta. Per taluni la guerra non è mai finita e non deve mai finire. Non è un caso che in Israele – non estraneo alla nostra storia – la guerra duri da almeno 60 anni. Il titolo principale suona: «Alt ai negazionisti». E come sottotitolo si presenta come una spiegazione: «All”Università di Teramo. Il consiglio di facoltà cancella il master del professor Moffa cui partecipavano storici revisionisti non solo italiani, i promotori rilanciano sul web. Viaggio in un pianeta sorprendente e contradditorio».

Intanto nella sua motivazione ufficiale (riquadro: «Non coerente con gli obiettivi formativi complessivi») e nelle dichiarazioni ufficiose i docenti teramani di Scienze Politiche hanno detto salomonicamente che il Master in discorso semplicemente non rientra nell’ambito delle scienze politiche praticate in Teramo. È noto che i programmi delle varie facoltà di Scienze Politiche esistenti in Italia non sono identici. Per essermi laureato in Scienze Politiche in Roma nel 1975 ricordo che in quegli anni si discuteva sull’ordinamento degli studi delle facoltà di scienze politiche che per un tempo si chiamarono nella dizione ufficiale anche “scienze politiche e sociali”. Con la creazioni delle facoltà di sociologia rimase la sola dizione “scienze politiche”, di cui lessi in quegli anni nella stampa ad effetto che si trattava di facoltà il cui ordine di studi era il più sgangherato che si potesse concepire. Orbene in Teramo, cittadina di provincia (30.000 abitanti), assediata dalla potente lobby insidiata nella università di Torino, ha deciso che anziché di Medio Oriente terrestre è meglio occuparsi di Medio Oriente Lunare o Marziano.

Nessun collega teramano, dove ho fatto il mio concorso universitario, mi ha detto di aver inteso rinunciare o violare gli art. 21 e 33 della costituzione. A mio avviso, ciò è avvenuto e se così è, non già il Master diretto dal prof. Moffa, ma la stessa università teramana andrebbe chiusa in quanto inetta ed incapace di difendere le libertà accademiche che caratterizzano in modo imprenscindibile ogni università degna di questo nome. Quanto al contenuto del master Mattei basta leggere i programmi, la loro distribuzione oraria, i nomi dei relatori (tra cui Giulio Andreotti) per rendersi conto dell’orchestrazione imbastita in più sedi. Tra i docenti del master io non sono mai stato. Ho appreso del Master stesso dopo i clamori suscitati per l’invito a Faurisson, che a mio avviso poteva ben parlare. Se si legge l’ultimo Editoriale di “Civiltà Cattolica”, notoriamente un organo eversivo del Vaticano, si apprende che è la stessa identica posizione assunta dai gesuiti: le tesi storiografiche erronee si combattono con il dibattito e la critica, non con il carcere e la violenza. Ma queste cose a Marco Ventura sembrano cose di un “pianeta sorprendente e contradditorio”.

Nel Quadrante con cui il giornalista pensa di orientare il lettore la libertà di pensiero, valore costituzionale che sta a cuore ad ognuno che sia capace di aprir bocca diventa per Marco Ventura «libertà di negare l’Olocausto» ed i fautori della libertà di pensiero vengono automaticamente trasformati in “fautori della libertà di negare l’Olocausto”. Credo che neppure la Santa Inquisizione nei suoi periodi più cruenti sarebbe mai giunta a tanta barbarie. Nella lista dei nomi sotto questo riquadro, in cui trovo il mio nome, conosco di persona solo il mio collega Augusto Sinagra, dal quale non ho mai sentito le grottesche semplificazioni a tutti noi attribuite, a parte il fatto che nessuno ragiona in genere per negazioni, ma semmai pone affermazioni, che possono essere condivise o meno.


(segue)

Torna al Sommario.




permalink | inviato da clubtiberino il 18/7/2007 alle 22:51 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


5 luglio 2007

Libertà di pensiero in pericolo

Versione 1.1
Creato in
Blogger

Leggo la seguente notizia in "PrimaDaNoi.it":
Fonte: PrimaDaNoi.it

Il Consiglio di Facoltà mette fine al Master Mattei che approda a Roma.

TERAMO. La decisione definitiva l’ha presa ieri mattina il consiglio di Facoltà di Scienze Politiche. «Il Master Enrico Mattei in Medio Oriente non verrà riproposto per l’anno accademico 2007/2008 perché si è dimostrato non coerente con gli obbiettivi formativi complessivi della Facoltà».

Una dichiarazione scarna che arriva dall'università, affidata ad un comunicato stampa che mette così fine a mesi di controversie tra la Facoltà e il docente Claudio Moffa. «Il preside Pepe», ha ribattuto il coordinatore del Master, Moffa, che sarà spostato a Roma, «non ha dato alcun esempio concreto sulla mancanza di “coerenza”. In cosa, in quale aspetto, il Master sarebbe stato “incoerente”? Perché non si parla di Faurisson? Forse perché Faurisson non è più abbinabile al master fin dal 10 maggio scorso?». Moffa parla addirittura di «una chiara espressione di fascismo accademico: una tendenza che, nata con la sciagurata riforma Berlinguer e diffusasi sia negli Atenei – con l’alibi di una falsa “autonomia universitaria” che rende in realtà la docenza subalterna a “poteri forti” extraaccademici – sia nelle scuole medie, finisce per creare un terreno favorevole all'invasività da parte del Preside e dell’organo collegiale da esso presieduto del campo di lavoro del singolo insegnante, in violazione del principio costituzionale della libertà di insegnamento».

Una storia controversa dalle mille sfaccettature che ha fatto saltare sulla sedia molte persone ed ha visto la mobilitazione “culturale” di moltissimi studiosi e della politica. A colpi di media si è consumata questa vicenda che ora emigra a Roma, città più grande e forse meno propensa agli “scandali”.

04/07/2007 10.21
-------------------

Ho mandato al quotidiano online il commento seguente che vedo pubblicato automaticamente:

Le bugie hanno le gambe corte. Leggo sopra la patetica motivazione che «Il Master Enrico Mattei in Medio Oriente non verrà riproposto per l’anno accademico 2007/2008 perché si è dimostrato non coerente con gli obbiettivi formativi complessivi della Facoltà».

Viene spontanea la domanda: e se ne sono accorti adesso?

La verità è che la neouniversità teramana si è sbracata al primo stormir di fronde. Compito di una università e dei suoi organi di governo è di saper difendere la libertà di pensiero e le sue libertà accademiche. È bastato che un insignificante personaggio torinese abbia allertato una lobby estranea agli interessi della scienza e della cultura ma legata ad una Paese belligerante perché rettore e preside si siano arresi, sacrificando diritti che sono di tutti e che loro avevano l’obbligo di tutelare. Poco c'entrano Moffa e Faurisson. Erano e sono in gioco valori più alti verso i quali gli organi di governo dell'ateneo teramano hanno avuto scarsissima sensibilità.

Una pagina vergognosa nella storia dell’università italiana, e teramana in particolare. Ciò che ci attende è un’epoca di grigiore intellettuale e di conformismo, dove la libertà di pensiero e di
ricerca resterà scritta sulla carta costituzionale come un sublime monumento alla Bugia mentre la pratica sarà la sua costante violazione. Se i cittadini vorranno difendere le loro libertà dovranno conquistarsele con un'aspra lotta civile, sociale, politica.

Antonio Caracciolo
Docente di filosofia del diritto nell'Università di Roma La Sapienza

* * *

In seguito ad un evidente tentativo di introdurre anche in Italia leggi liberticide, che in pratica annullano la libertà di pensiero, si è costituito dopo i gravi fatti di Teramo un apposito Comitato per la libertà di pensiero, di cui con il nome “Civium Libertas” è stato costituito un gruppo di discussione. L’adesione al Gruppo di discussione coincide con l’adesione al Comitato, formalmente costituitosi in Teramo il 16 giugno 2007. Si può qui ascoltare l’Audio del convegno durato circa 4 ore.







permalink | inviato da clubtiberino il 5/7/2007 alle 12:15 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


12 maggio 2007

Forza Italia "ufficialmente" in piazza San Giovanni?

Creato l’11.5.97
in Blogger
versione 1.0

Il ministro della propaganda di FI, on. Antonio Palmieri, fa sapere con il suo comunicato nr. 16/2007 che:
Forza Italia sarà ufficialmente in Piazza San Giovanni, alla manifestazione per la famiglia, rappresentata dal nostro coordinatore Sandro Bondi e da moltissimi parlamentari nazionali ed europei, sindaci, consiglieri comunali, provinciali, regionali e da moltissimi militanti e simpatizzanti. Dopo che ieri sera alla Camera l'Unione ha votato compatta contro la nostra proposta di discutere con urgenza nelle prossime settimane la proposta di legge Palmieri-Bondi-Vito per le famiglie numerose, la nostra presenza intende ribadire l'impegno di fare leggi che promuovano le famiglie, in continuità con quanto fatto dal governo Berlusconi
ma si è potuto apprendere che il vicecoordinatore e presidente Biondi ha deciso “ufficialmente” di non esserci e volutamente non hanno esteso il loro documento ad altri parlamentari ed iscritti a FI. Quanto poi all’«ufficialmente», a voler essere rigorosi, occorrerebbe partire dall’attuazione dell’art. 49 cost, mai avutasi. Tutti i partiti sono allo stato una combricola di arrivisti ed affaristi, capaci di strumentalizzare, pur di far voti, anche la luce del sole o la scoperta dell’acqua calda. Agli on. Palmieri-Bondi-Vito suggerisco io un bella proposta di legge, che piacerà certamente anche all’Unione, per le famiglie numerose: non qualche scatola di latte in polvere in più, ma un milione di euro per ogni nato da padre e madre, oppure in alternativa almeno un trasferimento delle attuali risorse destinate alla chiesa cattolica ad ognuna delle famiglie presenti nella piazza di san Giovanni, che sono “sante” e “benedette” e meritano perciò più delle altre che non vanno in chiesa la domenica. Alla chiesa cattolica non dispiacerà rinunciare a quello che possiede per nutrire le sue pecorelle fedeli. Loro che son onorevoli lo posson fare! A far demagogia son tutti bravi. Ed io resto del parere che ad insistere sulla famiglia – lo facciano! – si scoprirà presto che le famiglie degli onn. Palmieri, Bondi, Vito (per non parlare di quella del presidente Berlusconi) in quanto a possibilità finanziarie non sono e non saranno mai esattamente la stessa cosa della stragrande maggioranza delle famiglie italiane, che guarda caso fanno sempre meno figli, non avendo i mezzi dei citati onorevoli e non ritenendo risolutiva qualche scatola in più di latte in polvere o interventi fiscali su stipendi da mille euro mensili. Forse pensano che l’affare non conviene: è un lusso che solo i citati onorevoli si possono permettere. Potrebbe fare ciascuno cento, mille, diecimila figli a testa ed avrebbero così risolto il problema del calo di natalità del popolo italiano: potrebbero chiamarsi meritatamente padri della patria.

Quello che per adesso è assolutamente certo è che per negare diritti agli uni che ne hanno bisogno e li chiedono si è escogitato il Family Day, cioè la scoperta dell’acqua calda. Ed il tutto in servile obbedienza ad una burocrazia di celibi che se fanno figli commettono peccato. Si è voluto contrapporre una minoranza bisognosa di diritti ad una maggioranza che nessuno minacciava e che già dispone di tutte le più benevole, anche se un po’ pelose attenzioni di chierici e laici, di pii e timorati parlamentari ben distribuiti in tutto l’arco parlamentare. Si è voluto far credere che una minoranza attentasse ai diritti di una maggioranza per negare diritti agli uni senza darne di maggiori agli altri: due piccioni con una fava!
Ma in realtà ad essere stata maggiormente ingannata è stata la maggioranza che fra cinque, dieci, venti anni potrà ritrovarsi nelle identiche condizioni di quelle minoranze, alle quali oggi vengono negati diritti che domani possono essere nella facoltà di tutti. Il divorzio o l’aborto non è un augurio che si possa fare agli altri o a se stessi, ma se le disgrazie della vita riducono qualcuno in quello stato il non potervi fare ricorso sarebbe una moltiplicazione inverosimile di una male che può incombere ad ognuno. Su questo si era pronunciato il 70 per cento degli italiani, guarda caso, proprio il 12 maggio del 1974. Sono sicuro che la prossima proposta di legge di qualche nutrito gruppi di cattolici osservanti sarà volta, per il bene della famiglia e la difesa della razza, all’abolizione del divorzo e dell’aborto. Quanto dovremo aspettare? A quando il prossimo intervento pubblico della chiesa cattolica nella sfera politica? A quando la prossima illuminazione delle coscienze?

In realtà, nessun partito ha voluto ufficializzare la sua presenza, nella finzione che la riunione abbia carattere ecumenico e non sia una forma di integralismo con cui il Vaticano tenta di riportare le lancette della storia all’epoca del potere temporale dello Stato pontificio. Per questo disegno egemonico può contare sulle tante palme che crescono in Montecitorio. Pare di poter concludere che il ministro della propaganda abbia voluto forzare il suo ruolo. Vuol dire che ci va l’on. Palmieri?
Ci resti pure sulla piazza, a fare il palo. Per quanto mi riguarda l’on. Palmieri rappresenta se stesso, non me che in quella piazza ero stato il due dicembre. Invece io sarò domani a piazza Navona. Il partito sta dove ognuno è. Se vi sarà possibilità di contrapporsi all’interno del partito in ordine alle ragioni per cui uno sta a san Giovanni, altri a piazza Navona, scontro e dibattito vi sarà. Certamente, non è nelle facoltà dell’on. Palmieri di portarmi a forza in San Giovanni o di potermi fare un baffo per aver io (e tanti altri) deciso di non esserci in quella piazza, ma di averne preferita un’altra, senza per questo ritenere di uscire dal partito. Mi auguro che ne esca l’on. Palmieri.




permalink | inviato da il 12/5/2007 alle 11:20 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


11 maggio 2007

Commento sulla Lettera aperta di Quagliarello a Cicchitto e Biondi

         Creato l’11.5.97
in Blogger
versione 1.0

Ho appena inviato all’Occidentale il commento ad un articolo con il quale Quagliarello manda una “Lettera aperta” a Cicchitto e Biondi per la loro decisione di non partecipare al Family Day. A mio avviso, Biondi e Cicchitto devono invece venire domani a Piazza Navona. Dubito che il mio Commento venga pubblicato dai Moderatori liberali di Magna Carta. Ne salvo il testo in questo mio blog dal titolo programmatico “Fare politica in Forza Italia”, che ho dovuto creare per non aver mai trovato possibilità di esprimermi negli spazi liberali di Forza Italia:

La nuova epoca delle guerre di religione

Mi riservo un più ampio ed articolato commento nel blog "Fare politica in Forza Italia". Qui esprimo alcune rapide notazioni. Con Biondi e Chicchitto mi rammarico che la loro presa di distanze dal Family Day non sia stata più netta e coraggiosa. È grottescamente aberrante l’argomento che la manifestazione di piazza Navona costituisca una contromanifestazione di disturbo: è vero esattamente il contrario. Scegliendo la data del 12 maggio, Pezzotta e Roccella non potevano non sapere che era l’anniversario del referendum sul divorzio e della morte di Giorgiana Masi. La provocazione è stata fatta da chi ha pensato che in questo paese fosse ormai estinto lo spirito laico e che tutto si potesse osare. Hanno fatto male Cicchitto e Biondi a non organizzare un contromanifesto a quello redatto da Quagliarello: come militante di FI lo avrei senz’altro firmato. Sbagliano Cicchitto e Biondi a non venire a piazza Navona, dove io sarò anche e forse soprattutto contro i tanti Quagliarello in parlamento. A Piazza Navona dovrebbe stare ogni autentico liberale senza aggettivi. A far data dalla campagna per l’astensionismo referendario è ormai in atto una nuova guerra di religione: non bisogna aver paura di riconoscerla come tale e di combatterla, schierandosi dalla parte che si ritiene la propria. Trovo irritante rivendicare per la chiesa un vero e proprio diritto di intervento nella sfera politica e pretendere che i soggetti che ne sono minacciati non debbano reagire, non si debbano difendere, debbano sottostare ad un assurdo timore reverenziale verso chi con le sue prese di posizione è stato molto più violento ed offensivo di chi si è limitato ad imbrattare qualche muro, non potendo altrimenti esprimersi. A Bagnasco non esprimo perciò nessuna solidarietà, perché a mio avviso non la merita. Fino ad oggi, per amore di quiete, ho evitato di esternare l’abisso concettuale che mi separa dal cristianesimo e dal cattolicesimo in particolare: libri scherzosi e divertenti come quelli di Odifreddi sono la spia di un’insofferenza ben più profonda nel seno della società italiana. Mi auguro che Forza Italia sia e si dimostri quel partito liberale che dice e pretende di essere. E per questo ben vengano altri cento Family Day che facciano cadere i veli dell’ambiguità e del nicodemismo.




permalink | inviato da il 11/5/2007 alle 17:12 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


10 maggio 2007

Non solo Bondi, ma anche Biondi in Forza Italia

(prove tecniche di confidenza con il soft del cannocchiale: non capisco perché non mi viene il carattere giustificato e poi l’inversione del corpo dei caratteri.)

creato il 10.5.07
in Blogger
versione 1.0

Per fortuna, non tutti i dirigenti di Forza Italia vanno al Family Day. Se ne dissociano Biondi, liberale da sempre, ed il vicecoordinatore Cicchitto, che proviene dai socialisti, a differenza del coordinatore nazionale Bondi, che è di formazione comunista. Leggo in un articolo on line, che offre una panoramica delle variegate posizioni alla vigilia delle due manifestazioni del prossimo sabato: La famiglia divide i politici. Di Rutelli poco mi importa sia che parli sia che faccia qualcosa: può anche andare al diavolo! Di lui ricordo quando si era messo perfino a citare Hobbes senza sapere che il pensatore inglese, fiero antipapista, può essere citato da lui solo e sempre a sproposito. Glielo avevo anche scritto, ma un uomo come lui può solo parlare dai salotti televisivi a tutti ed a nessuno. Per me decisamente interessante e confortante questa notizia che si trova in fondo all’articolo:
E mentre il forzista Enrico La Loggia annuncia che sara' in piazza, i colleghi Cicchitto e Biondi spiegano il loro no: "Trattandosi di una manifestazione esplicitamente e legittimamente convocata dall'associazionismo cattolico, i sottoscritti, che sono laici senza aggettivi, fanno ad essa i migliori auguri di successo, ma non saranno presenti per rispetto dell'identita' altrui, ma anche della propria".
Mentre mai a me è “fregato nulla” di ciò che possa dire un Roberto Calderoli, la cui presenza sulla piazza politica è per me un’attestazione del degrado del dibattito politico in Italia.
Bella ed indovinata è stata una battuta satirica in tv: il cervello di Calderoli vale di più di quello di un Einstein o un Beethoven perché non è stato mai usato. Quanto a Pezzotta adesso “profeta” non riesco più ad averne rispetto dopo che dismessi i panni sindacali indossa adesso quelli sanfedisti, pretendendo di infinocchiare quanti vedono nelle armate allestite dalle parrocchie ed a spese del contribuente un vero e proprio fenomeno di assalto clericale allo Stato italiano, rappresentato da politici che puntano ai voti delle parrocchie stesse. Quanto a Fini vorrei commentare che siamo ormai giunti ad una fase in cui diventa politicamente squalificante definirsi cattolico. Dopo la scomunica messicana, i cattolici possono solo stare in chiesa. Sulla piazza politica suscitano del tutto legittimamente la categoria dell’anti allo stesso titolo legittimamente e preclusivo dell’antifascista, dell’antinazista, dell’anticomunista. In quest’ultimi casi l’essere anti è una prescrizione costituzionale.
Altri recenti articoli online titolano: È guerra aperta fra laici e cattolici, riferendo dello scontro fra laici e cattolici nel neonato Partito democratico. Sbaglia Maurizio Gasparri a ritenere che un eguale scontro non ci sia all’interno della “Casa delle Libertà”. In una sola cosa mi sento d’accordo con Pezzotta che cita proprio il papa:
Siamo in campo, secondo l’insegnamento di Giovanni Paolo II e con le sue parole: “Non avere paura”.
Appunto! Non si deve aver paura nel dire “no” a Pezzotta e Co. Mi sento ora politicamente legittimato alla critica anticattolica ed anticristiana. Se questi avessero scelto per se la dimensione privata dei loro valori religiosi, nessuno potrebbe loro nulla obiettare, ma avrebbe dovuto sentirsi politicamente e moralmente obbligato a tutelare e garantire i loro valori religiosi.
  1. Ma quando sputano in faccia al loro prossimo i loro opinabilissimi valori, pretendendo di trasformarli in leggi dello stato o perfino in loro nome di bloccare la normale produzione legislativa, allora è virtualmente aperta una nuova guerra di religione, dove appunto non bisogna aver paura ed occorre combattere per la difesa della propria libertà e della libertà di cattolici, buddisti, confuciani, atei, ecc. in quanto cittadini di uno stesso stato dove deve regnare la pace. Per ritornare ad Hobbes, incautamente citato da Rutelli nel corso della battaglia referendaria, vale la pena di ricordare la sua prima legge di natura: deve essere cercata con ogn mezzo la pace, ma se questa non è proprio possibile occorre fare la guerra. Non si può ottenere la pace con l’acquiescenza all’arroganza ed invadenza clericale. Quanto poi alla famiglia, realtà quanto mai variegata ed irta della stessa conflittualità che gli ex-marxisti della lotta di classe dovrebbe ben conoscere, sono del tutto certo che è argomento ambiguo e pretestuoso più di ogni altro. Vadano pure avanti per questa strada: hanno acceso la miccia di una bomba che esploderà nelle loro mani.




permalink | inviato da il 10/5/2007 alle 20:24 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
sfoglia     maggio       
 
 




blog letto 6057 volte
Feed RSS di questo blog Reader
Feed ATOM di questo blog Atom

COSE VARIE

Indice ultime cose
Il mio profilo

RUBRICHE

Diario
Archivio

VAI A VEDERE


CERCA